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Secondo il responsabile del progetto,
il dott. Rajit Gadh, il sistema è ancora in fase di sviluppo ma verso la
fine dell'anno dovrebbero essere presentati i primi apparecchi.
L'opinione di Pubblinet Switzerland
Non è certo se i moduli RFID per i
Dvd compariranno davvero sul mercato. Gli identificativi digitali dei
dischi, invece, potranno diventare una realtà già dalla metà del 2007.
Commenti
(Andrea Guida)
Ieri sera, come quasi ogni sera, ho visto l’edizione delle 20.00 del
telegiornale di canale 5 e, ovviamente, visto l’avvenimento non poteva
mancare un bel servizio confezionato da incompetenti (o almeno
“sbadati”) riguardo il lancio di Windows Vista.
Nel servizio del TG5, in bella mostra la ridicola presentazione delle
novità fatta dall’amministratore delegato italiano di Microsoft
(poverino, illustrare novità inesistenti deve essere un lavoraccio!)
che, cercava di divincolarsi dall’imbarazzo dicendo che “potremo fare
tutto quello che facevamo prima in modo più facile, con un nuovo livello
di sicurezza e un motore di ricerca potentissimo”… da brividi!
Tralasciando quanto sopra, veniamo ai veri e propri errori commessi nel
servizio (che tra le altre cose, nell’edizione delle 13.00 di cui vi è
il video presente nel sito del TG5, non ci sono… hanno rifatto il
servizio per metterci gli errori!):
Per prima cosa, viene sbagliato il prezzo del sistema, infatti, si
azzarda un 599€ per la “sola” versione professional, mentre in realtà,
benchè paragonabile a un paio di mesi d’affitto, quel costo è relativo
alla versione ultimate… quella con miliardi di funzioni (inutili?!) che
vi fa pure il caffè per intenderci!
Altro errore è stato fatto in relazione alla descrizione del tipo di
lancio, ovvero, nel servizio viene detto che c’è stata l’uscita di Vista
ed Office 2007 (non dimentichiamo che è uscito anche lui, visto che alla
fine della fiera è un ottimo prodotto!) in contemporanea europea, quando
si sa da mesi (anni?!) che l’uscita dei prodotti è stata in
contemporanea mondiale!
Ultimo (o almeno da quello che ricordo!), temendo errore fatto nel
servizio, al quale non servono quasi parole di commento: “Windows è
installato su tutti i computer del mondo” … e adesso chi glielo dice
agli utenti Linux e Mac?!
Per concludere, chi si lamenta giustamente del fatto che
nell’informazione di massa televisiva non si parli d’informatica ed
internet, è meglio che non azzardi più richieste del genere in quanto
avremo al 90% risultati di servizi raccapriccianti come quello appena
descritto!
1.
Mercoledì, 31 Gennaio, 2007
(Bertoldo)
i giornalisti televisi nostrani sono famosi per la loro poca accuratezza
e competenza nei vari campi dello scibile umano…
quando volete farvi una risata non avete che da ascoltare come
pronunciano termini inglesi o francesi, il più delle volte sbagliati… ma
si sa per essere giornalisti nel nostro paese bisogna essere o far finta
di essere ottusi e dire quello che l’establishment vuole sentire…
2. Mercoledì, 31 Gennaio, 2007
(Mauro)
Per il momento gli errori si limitano al servizio di Canale5 (agli
errori televisivi sono abituato, quelle rare volte che accendo la TV:
sono un medico e nel mio campo è un’orgia di superficialità e assenza
della minima ombra di controllo di ciò che si dice).
Ma vedrai quando inizieranno a venir fuori, implacabili, i “bugs” di
sistema Vista: pochissime novità, come giustamente rilevi, e vedrai che
anche in quelle poche che hanno inserito avranno fatto il solito
pout-pourri di oscenità di programmazione. D’altra parte, se sono in
ritardo di tre anni col lancio, ci sarà pure un motivo, no? Viva il
MacOsX…
3. Mercoledì, 31 Gennaio, 2007
(Giulietto)
Gli stessi errori e superficialità li avevo riscontrati su 24 minuti, il
free press del Sole 24 ore. Tralasciando per un attimo il discorso su
Vista, ciò che più mi fa riflettere è la superficialità dei giornalisti.
Mi spiego meglio: chiunque abbia un minimo di conoscenze informatiche si
accorge delle sviste madornali che vengono fatte in articoli e servizi
tv, stesso dicasi per un medico (come dal commento più sopra) quando si
tratta di medicina. Il dubbio allora viene esteso a tutti gli altri
campi, politica ed economia in primis, e fortuna che i giornalisti si
accaniscono contro i blog denunciando la mancanza dell’autorevolezza
della fonte…
Windows Vista e il DRM: il pc diventa una
fortezza.
Tutte le tecniche di registrazione si basano su un sistema operativo che
supporta il DRM. Fino a poco tempo fa sembrava però che Microsoft
volesse abbandonare l'idea di Next Generation Secure Computing Base (NGSCB).
Si sono perciò diffusi dei timori che con la nuova versione di Windows
sarebbe stata introdotta una protezione restrittiva dei contenuti
digitali che includesse anche l'hardware. E alla conferenza degli
sviluppatori di hardware Microsoft di quest'anno (WinHEC 2005) è
risultato chiaro che è proprio questo il programma: Dave Marsh di
Microsoft Windows Media Technologies ha annunciato che "ogni cosa su un
pc verrà dotata di una protezione digitale, dai connettori alle
periferiche, alle schede di espansione, fino al più piccolo file sul
disco fisso o nella memoria operativa".
Con l'introduzione di Vista (la cui uscita è imminente) la manipolazione
su computer e notebook di Premium Contents, ossia film o musica,
dovrebbe essere rigidamente controllata. Soltanto se tutti i componenti
e i programmi supporteranno una protezione contro la copia ne sarà
permessa la riproduzione. Se per esempio il connettore Dvi non
corrisponde alle richieste, lo schermo rimarrà nero. Tutto questo però
funziona solo se Windows Vista sa quali hardware o software sono
conformi al DRM. Dovrebbe quindi essere creata una "lista nera" online (Global
Revocation List) in cui sono elencati gli hardware e i software non
desiderati. Windows Vista poi a ogni avvio del programma comparerà il pc
o il notebook con questo elenco.
L'opinione di Pubblinet Switzerland: sembra che Microsoft si pieghi
completamente alla volontà dell'industria cinematografica e che, grazie
alla sua posizione di mercato, obbligherà anche i produttori di hardware
a farlo. Non sarà il caso di tenersi stretto Windows XP o di passare a
un sistema Open Source?
Controllo dei cinema: dispositivi per la visione notturna.
Gli esercenti dei cinema e i noleggiatori hanno in mente altre misure di
protezione contro la copia: vogliono infatti controllare, mediante
l'utilizzo di dispositivi per la visione notturna, che non vengano
effettuate nelle sale registrazioni dei film dallo schermo. Ciò
rappresenterebbe però una notevole intrusione nella privacy degli
spettatori.
L'opinione di Pubblinet Switzerland: a cosa servono i dispositivi di
visione notturna se poi un dipendente del cinema realizza copie pirata
in cabina di proiezione?
L'OPINIONE DEI CONSUMATORI: II blocco AACS non fa per noi
Abbiamo chiesto a un rappresentante di un'associazione tedesca per i
diritti dei consumatori cosa pensasse riguardo ai dispositivi anticopia
illustrati nell'articolo.
Pubblinet Switzerland: II Broadcast Flag non
potrebbe essere accettabile per una protezione efficace dell'Hdtv?
R: Respingiamo quest'ipotesi, perché il Flag
impedirebbe la registrazione e la visualizzazione in un momento
successivo. Purtroppo a Ginevra si discute perfino di un Broadcast Flag
per il Webcasting e sarebbe una catastrofe ancora maggiore.
Pubblinet Switzerland: Con l'AACS si potrebbero
addirittura bloccare i player, un tema caldo per le associazioni di
protezione dei consumatori.
R: La protezione dalla copia è di per sé
legittima ma non dovrebbe impedire l'esercizio dei diritti dei
consumatori, il blocco di un dispositivo di riproduzione sarebbe un
danno materiale e anche una perdita della garanzia. In tal caso molto
probabilmente noi procederemmo per vie legali.
Pubblinet Switzerland: Che ne pensa del chip
RFID?
R: Qui il problema non è tanto la protezione
dei dati quando i dati sono in possesso esclusivo del legittimo
acquirente. La restrizione per cui un Dvd acquistato può essere
riprodotto solo sul proprio player però sarebbe uno vero schiaffo per i
clienti.
Pubblinet Switzerland: L'industria cinematografica
ha in programma un controllo dei cinema con apparecchi di visione
notturna. Pensa che ciò sia ammissibile?
R: Se lo spettatore viene avvertito prima,
legalmente non ci si potrebbe opporre.
Il divertimento è finito.
Copie di film e registrazioni dalla Tv non spariranno certo prèsto dalle
reti peer to peer o dai computer domestici, però sicuramente
diminuiranno di numero. In tal caso l'industria cinematografica non
avrebbe vinto la guerra ma solo un'importante battaglia. Microsoft si
allinea alla posizione delle major e obbliga i produttori a investire
nel DRM.
In fin dei conti, chi paga alla fine è sempre il cliente che può
acquistare un pc sul quale può guardare i film High Definition ma che è
in grado di fare ben poco altro, a meno di passare ad altri sistemi
operativi come Linux. In questo caso però si dovrà rinunciare ai film HD
perché il sistema operativo Open Source risulta troppo poco sicuro per
l'industria del cinema. Fino a quando uno smanettone in Norvegia o in
altre parti del mondo non troverà qualche nuovo astuto trucco.
Indirizzi utili
www.eff.org:
associazione che combatte per la libertà dei diritti nel mondo digitale
www.aacsla.com: distribuzione
licenze sull'AACS
www.drmivotch.com: notizie
aggiornate e analisi sul DRM
www.trustedcomputinggroup.org: le vision di Microsoft i sulla
sicurezza
www.wireless.ucla.edu/rfid:
sviluppi dell'RFID presso Winmec
Windows Vista = PC sicuro, ma per chi?
E' in arrivo l'ennesima batosta in materia di diritti
digitali. Si tratta del Trusted Computing (dall'inglese, computer
affidabile) ed è un sistema hardware e software che impedisce di
eseguire sul proprio computer programmi non autorizzati. Sponsorizzato
come la soluzione a spam e virus che fanno impazzire gli utenti Windows,
in realtà di affidabile ha ben poco. O meglio, i concetti di
affidabilità e sicurezza non sono pensati per l'utente, quanto piuttosto
per le case produttrici di software, che avranno il pieno controllo dei
programmi che potranno venire eseguiti su quel computer "affidabile" e
dei file che potranno essere scambiati con altri computer "non
affidabili". Ad avvertire del pericolo la comunità degli utenti ci ha
pensato no1984.org, neonato gruppo
di discussione con l'obiettivo di tutelare i diritti dei consumatori
digitali.
Il sistema di gestione dei contenuti digitali che rende i computer
"affidabili" è stato creato da un team di sviluppo, il Trusted Computing
group (Tcg), che si dichiara "un'organizzazione no profit, nata per
sviluppare, definire e promuovere standard accessibili per l'hardware
dei computer affidabili e le tecnologie di sicurezza". Nella lista dei
suoi membri figurano le più grosse case di hardware e software a livello
mondiale, dalla Hewlett-Packard alla Intel, dall'IBM alla Sony, dalla
Sun Microsystems all'immancabile Microsoft. E' lampante quindi
l'esistenza di ingenti interessi economici, nonostante la dicitura "no-profit".
L'ultima "creazione" del Tcg è la Trusted platform module (Tpm), un chip
inserito nel computer che permette di eseguire un programma solo se
certificato, cioè autorizzato.
Gli entusiasmi dell'industria verso il
Tpm hanno provocato allarmi in rete. é nato così il gruppo di
no1984.org. Obiettivo: scoprire come
funzionano i dispositivi di Trusted Computing e in che modo minacciano i
diritti digitali. Riccardo Tortorici, portavoce del progetto, racconta:
"Già nel 2002 Richard Stallman, guru dell'open source e fondatore della
Free Software Foundation, prefigurava uno scenario orwelliano:
attraverso componenti hardware appositamente modificati e software
specifici, questi computer affidabili potranno scaricare dalla rete
regole create e aggiornate di continuo, che non permetteranno di
condividere file con altri utenti. Anche un semplice documento scritto
in word su un computer affidabile sarebbe impossibile da aprire con un
altro programma non proprietario. Sarebbe la fine dei programmi open
source, i cui sviluppatori con fatica cercano di decifrare le regole
nascoste già presenti nei programmi proprietari, per rendere possibile
lo scambio di file e di conseguenza la compatibilità.
Tc si o no, a prima vista potrebbe fare poca differenza, dato che anche
ora l'utente che utilizza software proprietari non ha il pieno controllo
di quello che fa. Eppure non è così.
Il movimento open-source ha spesso fatto della volontà di controllo una
questione politica. E le proposta di leggi ad hoc negli Stati Uniti non
danno loro torto. Ma per Tortorici la questione è più complessa: .
Anche l'economia digitale, apparentemente beneficiaria del Tpm,
finirebbe con l'esserne vittima. Insomma l'appello è forte e l'allarme
suscitato nella comunità internazionale è alto, si parla di computer
sicuri, ma in fondo, sicuri per chi? |
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