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Italia: il solito pasticcio all'italiana
I
redditi degli italiani su Internet
- La
lista dei milanesi L'Agenzia delle Entrate fa pubbliche le entrate di ogni cittadino
italiano. Bastano poche ore ed è bufera. Subito dopo arriva la sospensione.
La notizia si è diffusa alla velocità della luce. Dopo solo un'ora,
infatti, il sito era già inagibile, ma non perchè era già stato
bloccato, ma perchè intasato da migliaia di accessi al secondo. D'altra
parte era un'occasione troppo eccitante: denudare con pochi click le
entrate di chiunque, anche del tuo collega o del tuo vicino di casa. Ma
perchè bloccarle se c'è una legge che ne sancisce la pubblica
consultazione? Forse perchè la precedente pubblica consultazione era
costituita da uno sconosciuto e polveroso archivio di 1000 polverosi
scaffali in cui sarebbe stato arduo trovare la scheda del dottor Silvio
Berlusconi? O forse che questi dati pubblici erano custoditi in un
locale pubblico sulla cui porta c'era forse un cartello che metteva in
guardia il pubblico con la scritta "attenti al cane"? Scherzi a parte:
erano pubbliche o non erano pubbliche queste consultazioni?
Di certo il provvedimento di rendere pubblici i redditi di tutti gli
italiani è a norma dei Dpr 633 del 1972 e 600 del 1973. Perciò si
può dire che adesso chi ne censura la pubblicazione si mette in
posizione di "fuorilegge" e commette quindi un reato!
COME ACCEDERE AI DATI - L'Agenzia delle Entrate (come anticipato dal
quotidiano «Italia Oggi») ha reso disponibili sul Web, per la prima
volta nel nostro Paese, i redditi dichiarati da tutti i cittadini
italiani nel 2006. Tutto in Rete, anche se in realtà solo per poche ore.
Bastava cliccare su www.agenziaentrate.gov.it, poi dalla home page
cliccare sul link "Uffici", quindi su «elenco uffici», da qui su
«elenchi nominativi dei contribuenti» e infine su «consultazioni elenchi
dichiarazioni». A questo punto si cliccava sulla Regione della persona
che si stava cercando, sulla provincia e sul comune e dopo aver inserito
un codice di sicurezza presente sulla pagina stessa, scaricare il file
di testo (guarda le schermate del sito). Il provvedimento porta la firma
di Massimo Romano, direttore dell'Agenzia delle Entrate. Già nel '99,
come direttore generale del dipartimento, Romano aveva emanato un
provvedimento analogo per attuare la norma di «trasparenza»: si era così
tornati a pubblicare gli elenchi dei contribuenti, ma attraverso l'invio
agli uffici territoriali del fisco e alle amministrazioni comunali.
Romano è stato il primo direttore dell'Agenzia, dal 2001. Durante il
precedente governo Berlusconi era stato sostituito da Raffaele Ferrara,
ma nel 2006 è tornato a guidare gli stessi uffici, richiamato proprio da
Visco.
LA LEGGE - L'Agenzia delle Entrate ha poi spiegato con un comunicato che
«la legge stabilisce la pubblicità dei dati». «La predisposizione degli
elenchi nominativi dei contribuenti che hanno presentato la
dichiarazione dei redditi è prevista dall'articolo 69 del Dpr numero 600
del 1973. Tali elenchi, in passato realizzati in forma cartacea, erano a
disposizione per la consultazione sia negli uffici dell'Agenzia che nei
Comuni. La decisione di utilizzare il mezzo telematico nasce dalla norma
introdotta con il codice dell'amministrazione digitale varato nel 2005
che dispone di assicurare la fruibilità dell'informazione in modalità
digitale utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie
dell'informazione e della comunicazione».
Il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco
LO STOP DEL GARANTE - Fin dalla mattina, però, il sito dell'Agenzia
delle Entrate è risultato inaccessibile a causa dei troppi contatti. E
successivamente è arrivato anche lo stop del Garante della privacy, che
ha «deciso di chiedere formalmente e con urgenza ulteriori delucidazioni
all'Agenzia delle Entrate e l'ha invitata a sospendere nel frattempo la
diffusione dei dati in Internet». In serata Francesco Pizzetti, che
presiede l'Autorità di garanzia, ha detto al Tg4 che si è trattato di
una decisione «priva di una base normativa adeguata: di qui il
provvedimento di blocco e la richiesta di spiegazioni al'Agenzia». Il
Garante, ha sottolineato Pizzetti, non è in linea di principio contrario
alla trasparenza dei redditi: «Una forma di conoscibilità e trasparenza
è garantita da anni e anni, attraverso i Comuni e l'Agenzia delle
Entrate. Ma è completamente diverso pubblicare i dati in Internet,
mettendoli così in condizione di essere consultati in ogni parte del
mondo, di finire nei motori di ricerca, di rimanere in Rete per un
periodo che nessuno è in grado di controllare, laddove la legge prevede
al massimo un anno».
VIP - Attraverso la pubblicazione su Internet, infatti, era possibile
conoscere una serie di dati importanti: la categoria prevalente di
reddito, l'ammontare del reddito imponibile, l'imposta netta e (per chi
ce l'ha) l'ammontare del reddito d'impresa. Come rivelato sempre da
«Italia oggi», ad esempio, nel 2005 un industriale come Luciano Benetton
dichiarava un reddito imponibile di 1.635.722 euro, contro i 4.272.591
del comico Beppe Grillo ora diventato celebre per i V-day o i 3.580.995
di euro del più celebre Roberto Benigni. Il reddito non sembra tenere
conto della fama: una celebre attrice come Sabrina Ferilli dichiarava un
reddito di 423.829 euro decisamente inferiore ai 1.824.084 euro di una
comica tv, allora più di nicchia, come Luciana Litizzetto.
VISCO: «FATTO DI DEMOCRAZIA» - Dopo le prime critiche all'iniziativa, è
stato lo stesso viceministro all'Economia, Vincenzo Visco, a dichiarare
che si tratta di «un fatto di trasparenza, di democrazia». «Non vedo
problemi - ha aggiunto - c'è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi
telefilm americano. Era già pronto per gennaio, ma per evitare le
polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle più tardi».
LA REPLICA DEL GARANTE DELLA PRIVACY - Poco dopo è però arrivata la
prima sconfessione del Garante: «L'iniziativa dell'Agenzia delle entrate
non è mai stata sottoposta all'attenzione del Garante della privacy».
Per questo la stessa Authority, nel tardo pomeriggio, ha chiesto la
«sospensione» del servizio. Richiesta accolta dall'Agenzia delle
Entrate, che in una nota assicura: «Forniremo tutte le delucidazioni». E
Visco, in serata: «Abbiamo dato disposizione di sospendere la
pubblicazione in rete delle dichiarazioni dei redditi in attesa di avere
dall'Agenzia delle Entrate i dovuti chiarimenti sulla corretta
applicazione delle procedure e delle norme di legge soprattutto riguardo
alle osservazioni mosse dall'Autorità Garante della Privacy».
PANNELLA - Inevitabilmente, è scoppiata anche la polemica politica: «Non
capisco quale problema ci sia» attacca Marco Pannella. «A una funzione
pubblica, corrisponde un servizio pubblico», osserva il leader storico
dei Radicali, sottolineando che la privacy non è un concetto che lo
entusiasma, perché «è necessario far prevalere il diritto di sapere
piuttosto che quello di essere ignorati».
CROSETTO - Di tutt'altro parere Guido Crosetto, parlamentare del Pdl: «È
un atto vergognoso». È un modo, spiega l'esponente del Pdl, «per vedere
come guadagna il vicino, e creare contrasto fra le persone normali». È
un provvedimento che «per una volta, non riguarda i politici ma crea
incrinature nella società di cui certo non si sentiva il bisogno»,
conclude Crosetto.
«RISARCIMENTO» - Secondo alcune associazioni dei consumatori i cittadini
possono chiedere un risarcimento danni per la pubblicazione dei propri
dati fiscali. L'Adoc, Associazione per la Difesa e Orientamento
Consumatori, considera l'iniziativa «una palese violazione della legge
sulla privacy e un pericolo per l'aumento della criminalità e della
violenza, dato che sono stati pubblicati dati sensibili sui redditi,
ghiotta fonte di informazione per i criminali». «Nella modulistica di
dichiarazione dei redditi non risulta prevista né un'informativa
riguardo la pubblicazione di tali dati né una clausola specifica di
autorizzazione alla pubblicazione che costituisce ulteriore violazione
della legge stessa» spiega il presidente Carlo Pileri. Secondo il
Codacons i cittadini possono chiedere un risarcimento danni. «Stiamo
predisponendo sul sito Codacons.it un modello che gli utenti possono
scaricare per avviare le dovute azioni contro l'Agenzia delle Entrate e
chiedere fino a 1.000 euro ciascuno di indennizzo per la grave
violazione della privacy» dichiara il presidente Carlo Rienzi. Anche
l'ufficio legale dell'Adoc «sta valutando la sussistenza di
responsabilità dell'Agenzia delle Entrate per un possibile risarcimento
danni». Va controcorrente l'associazione Sos Utenti, che chiede di
ripubblicare gli elenchi dei contribuenti: «I dati dei redditi di tutti
gli italiani devono essere pubblici proprio in ossequio alla più totale
trasparenza». |
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