Standard & Poor's, Fitch Rating's, Moody's, padroni del mondo, padroni dell'universo

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Scrive Fabio Pavesi sul sole24ore:

..."Chi comanda in Moody's e le sue consorelle? Chi sono i padroni dei padroni dell'universo? A parte l'europea Fitch che ha due azionisti di peso come il gruppo francese Fimalac e il gruppo editoriale Hearst, le altre due sorelle sono di tutti e di nessuno. Vere e proprie public company. In Standard & Poor's c'è un azionista forte, cioé la McGraw-Hill, ma il resto dell'azionariato è diffuso come del resto in Moody's. E qui arriva la sorpresa.

Che ci fa Buffett in Moody's?
Il primo azionista di Moody's, con il 13,4% del capitale, risultava a fine dicembre del 2009 secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha con il suo fondo Berkshire Hathaway. Al secondo posto con il 10,5% ecco comparire Fidelity uno dei più grandi gestori di fondi del mondo. E poi è un florilegio di gente che di mestiere compra e vende titoli: si va da State Street a BlackRock a Vanguard a Invesco a Morgan Stanley Investment. Insomma i più grandi gestori di fondi a livello mondiale sono azionisti di Moody's. E guarda caso lo stesso copione si riproduce in Standard&Poor's: ecco nell'azionariato comparire in evidenza, a fine 2009, i nomi di Blackrock, Fidelity, Vanguard. Gli stessi nomi. Il che pone una domanda. Che ci fanno gestori di fondi nel capitale di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende? La prima risposta è semplice: si sta lì perché si guadagna e perché i fondi in America sono da sempre gli investitori istituzionali per eccellenza. La seconda è più maliziosa, ma indotta da questa strana presenza. Stare nel capitale di chi determina i destini di una miriade di società magari è utile per avere accesso a informazioni privilegiate. Se so che un'emissione verrà bocciata, vendo prima che sia resa pubblica. Certo è un'illazione, ed è vero che esistono i muri cinesi. Ma quei muri sono stati oltrepassati tante di quelle volte che un filo di sospetto rimane".

La speculazione, spesso dipinta come la causa di tutti i problemi finanziari, non è mai irrazionale, colpisce dove sa di poter trarre vantaggi, dove spera di guadagnare, anticipando comportamenti del mercato, assumendo posizioni vantaggiose, inseguendo profitti.

Si ha la sensazione che ci vogliono mantenere ignoranti perché se non capiamo le cause della crisi non capiamo nemmeno come si può uscirne e possono continuare a prenderci in giro. Riteniamo che la crisi sia il frutto di trent’anni di politiche neoliberiste basate sulla precarietà, la riduzione dei salari, delle pensioni e del taglio della spesa sociale, che sta andando avanti da quasi trent’anni in tutti i paesi occidentali. Meno soldi la gente ha in tasca, meno spende. Se i lavoratori e i pensionati non spendono, le industrie non riescono a vendere le merci che producono e mettono in cassa integrazione o licenziano. Quei lavoratori a loro volta spendono ancora meno e la crisi si aggrava. Le imprese, per battere la concorrenza, hanno de localizzato in paesi dove il lavoro costa meno e mettono in Cassa Integrazione in Italia. Però i lavoratori con bassi salari non hanno i soldi per comprare le merci che producono e così le aziende cercano di vendere le loro merci nei paesi occidentali, dove però sempre più gente ha perso il posto di lavoro e si riduce il potere d’acquisto. In questo modo le aziende si fanno concorrenza sul costo del lavoro in un mercato che si restringe sempre più e aggravano la crisi.

Negli Stati Uniti per sostenere i consumi nonostante i bassi salari, le finanziarie, negli anni scorsi, hanno cominciato a fare prestiti ai poveri: per la casa, per l’acquisto della macchina, etc. Dopo un po’ i poveri non hanno più pagato le rate dei mutui della casa e così nel 2008 sono fallite le prime finanziarie immobiliari. Il fallimento di poche finanziarie ha cominciato a far fallire a catena altre banche perché in questi anni, seguendo le politiche neoliberiste, i governanti dei vari paesi hanno tolto ogni regola al mercato finanziario. Ad esempio le Banche possono investire anche 30 volte il denaro che hanno in deposito. Inoltre hanno trasformato il mercato in una specie di complicata lotteria, vendendo titoli finanziari sempre più complessi per cui la perdita di un milione da parte di un titolo, può portare alla perdita di un miliardo per chi possiede un prodotto finanziario “derivato”. Così come nella fase di crescita questo meccanismo speculativo ha permesso l’accumularsi di grandi ricchezze, nella fase di caduta, lo stesso meccanismo determina l’accumularsi di perdite enormi, che i privati non hanno i soldi per ripagare. In un mercato finanziario costruito volutamente sulla speculazione, il fallimento di uno determina il fallimento di decine di altri. A quel punto vari stati hanno cominciato ad intervenire per salvare il sistema bancario privato. Dal 2008 ad oggi gli stati complessivamente hanno speso 12.000 (dodicimila) miliardi di Dollari per salvare le banche private. Non sono soldi di qualcun altro: sono soldi vostri, sono le vostre tasse. Questa spesa ha gonfiato i debiti pubblici di tutti gli stati. Si badi, i “Debiti sovrani” non sono gonfiati a causa della spesa sociale (che è in calo) ma degli aiuti che gli stati hanno dato alle Banche private, per non farle fallire. Qualcuno ha chiamato questo il socialismo per soli ricchi.

La crisi è quindi frutto della deregulation dei mercati finanziari, della precarietà del lavoro e della compressione dei salari, delle pensioni e della spesa sociale. Della vittoria dei capitalisti, della folle concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi. Per uscire dalla crisi, al contrario di cosa propongono Berlusconi e gli altri governi europei, è necessario regolamentare i mercati finanziari, fare politiche pubbliche di riconversione ambientale dell’economia e sostenere il potere d’acquisto delle popolazioni attraverso la redistribuzione del reddito dall’alto in basso, lo sviluppo del welfare, il reddito sociale ai disoccupati.



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