Mario Monti, Giulio Terzi, Massimiliano Latorre, Salvatore Girone, Jelestine Valentine, Ajesh Binki

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Mario Monti, Giulio Terzi tutto il governo italiano

non hanno sprecato nessuna occasione per fare tutte le possibili brutte figure in questa triste vicenda. Chi l'ha seguita fin dall'inizio non può certamente essere orgoglioso di sentirsi italiano. Nonostante questa spiacevole sensazione io vorrei che coloro che ci rappresentano e che ci rappresenteranno in futuro facessero tesoro di questa indecente figura del passato governo, per non ripeterla mai più.

I due marò hanno sbagliato! Sono andati in India, (poco importa se erano leggermente fuori dalle acque territoriali indiane), han visto una nave di pescatori, li han scambiati per pirati, (ma su quali basi? mica avevano spiegata la vela col classico teschio), non li han nemmeno interrogati via radio, non li han nemmeno intimiditi sparando in alto, no! Da bravi cecchini han preso la mira e han fatto fuoco. Due colpi, due morti ammazzati. Uno colpito in pieno petto e l'altro in pieno viso. Poi son scappati. La guardia costiera indiana, in elicottero, li ha raggiunti 40 miglia più al largo. Poi han cercato di dire che si è trattato di di un errore, di una disgrazia, che volevano essere due colpi di avvertimento, sparati in alto. Ma che bravi cecchini! Altro che fucilieri, altro che leali militari, si sono comportati come assassini. Hanno ucciso due persone, due pescatori inermi.

Il video:



Nemmeno i loro nomi si sapevano in Italia. Ho faticato non poco per cercarli su internet, (persino su google non è stato facile), si chiamavano Jelestine Valentine e Ajesh Binki, e sono morti...

Eccoli a sinistra. La foto ho potuto recuperarla da un giornale giapponese, che a sua volta l'ha avuta dal compagni del peschereccio delle vittime. La fonte: http://datefile.iza.ne.jp/blog/entry/2624092/

Su questo giornale sta scritto addirittura che a sparare sono stati i pirati e che gli italiani, che si trovavano nei paraggi,  sulla petroliera  Enrica Lexie, hanno tentato di inseguirli, ma senza successo. Eh si sa, i pirati sono più veloci, sopratutto se non esistono...


 

 

 

Ma è Natale e Massimiliano Latorre e Salvatore Girone devono rientrare in Italia. Il nostro governo paga 800.000 euro di cauzione e li fa rientrare, Giorgio Napolitano li va ad accogliere all'aeroporto, Li abbraccia! Li abbraccia!!!, (scena da brivido), come se fossero eroi! Intorno striscioni di benvenuto con le foto dei due tiratori scelti. E' festa! Come quando si accoglie all'aeroporto la squadra del cuore, che torna, dopo aver vinto i mondiali! Pazzesco!



Gli "onori" dovrebbero essere dedicati a Celestine e Ajesh. Due uomini di mare perduti, sottratti alle loro famiglie. Due poveri cristi che qualsiasi impeto, impulso, afflato di nazionalismo italiano o di sana solidarietà non deve farci dimenticare.

Poi succede che i marò tornano in India, ma per poco, perchè in Italia si avvicinano le elezioni politiche e i due marò devo svolgere il loro dovere di voto. Qualche politico (guarda caso, un certo "onorevole" La Russa), li vuole adesso addirittura qui, per candidarli al suo partito. Eh si, hanno il merito di aver sparato per primi... e di aver fatto addirittura centro... sich

Il governo indiano concede loro un secondo permesso speciale. (da notare che avrebbero potuto votare per corrispondenza, o anche al consolato più vicino), ma L'india li lascia venire, E che succede? Sono a casa, e in India non ci tornano più. Ormai son qui e ci restano. Ha dichiararlo è il ministro Giulio Terzi, dopo essersi consultato con Monti e il resto del governo di incapaci.

Bella parola di merda

Ma l'India non ci sta. Per rappresaglia sequestra l'ambasciatore italiano, Daniele Mancini

Vi lascio il seguito con un pezzo dell'huffingtonpost

"Aeroporti in India allertati per evitare che l'ambasciatore italiano, Daniele Mancini, lasci il Paese: secondo fonti a Cnn-Ibn, il ministero dell'Interno ha diramato una nota agli uffici preposti alle procedure di controllo per l'uscita dal Paese, informandoli dell'ordinanza emessa dalla Corte Suprema, all'indomani della decisione italiana di non rimandare in India i due marò.

La richiesta rivolta all'ambasciatore di non lasciare il Paese è stata firmata ieri dal presidente del massimo tribunale, Altamas Kabir. Dopo aver ascoltato una relazione del Procuratore generale G.E. Vahanvati in cui si sosteneva che Mancini aveva violato una dichiarazione giurata offerta alla Corte Suprema, Kabir ha fissato una udienza per affrontare la questione il 19 marzo.

L'Unione Europea auspica "una soluzione consensuale" tra Italia e India attraverso un negoziato. "L'Ue prende nota delle discussioni in corso tra Italia e India - ha detto la portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea - e continua a sperare che una soluzione consensuale possa essere trovata attraverso un negoziato".

Dall'India arriva poi la riduzione della missione dipolmatica a Roma. ll rinvio della partenza del neoambasciatore di New Delhi, Basant Kumar Gupta, era già stata annunciata ieri. Gupta era stato nominato il 29 gennaio al posto di Debabrata Saha andato in pensione alla fine dell'anno. "Il downgrading della nostra missione è una delle misure che avevamo intenzione di prendere - ha aggiunto la fonte - mentre altre sono allo studio di un team del ministero che sta esaminando l'intero spettro delle relazioni indo-italiane. Stiamo valutando in quale area possiamo intervenire e quale è l'impatto sul piano bilaterale".

"L'India viola la Convenzione di Vienna, e in particolare l'art.44 che ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici "siano presi in ostaggio nell'adempimento del proprio dovere, come sta accadendo all'Ambasciatore Mancini". Lo scrive in una nota il Sndmae, il sindacato più rappresentativo dei diplomatici italiani."

E come reazione ecco una nota pubblicata da Palazzo Chigi:

"Sulla base delle decisioni assunte dal Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, il governo italiano ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l'assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l'opportunità, anche nell'interesse dei fucilieri di Marina, di mantenere l'impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in Italia entro il 22 marzo. I fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione".

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Stessa notizia da altre fonti: Il Manifesto

La diplomazia dei fucilieri
Con la sottrazione fraudolenta dei due marò alla giustizia indiana, il governo Monti esce dal rigor mortis e fa toccare fondo alla politica estera italiana.

I due fucilieri di marina
Ai due fucilieri della Marina militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sotto processo in India per aver ucciso due pescatori, era stata concessa una licenza speciale di quattro settimane per poter tornare in Italia a votare. Era il secondo permesso di questo tipo; il primo, da cui erano rientrati, era stato per le vacanze di Natale. Un permesso davvero atipico per degli imputati di omicidio sotto processo e che dimostra, almeno per questo caso, la clemenza della giustizia indiana. Anche questa seconda licenza era stata ottenuta grazie a una dichiarazione giurata alla Corte Suprema indiana con cui il nostro ambasciatore in India, Daniele Mancini, si impegnava a nome del governo italiano a far rientrare i due militari a New Delhi prima del 22 marzo, perché il processo riprendesse il suo corso.

Ed ecco che lunedì 11 marzo, con una giravolta scandalosa, il governo Monti, anziché starsene buono nel suo sarcofago, alza la testa a sproposito e notifica al governo indiano che i due marò non faranno ritorno in India. Gesto spergiuro e suicida, che trascina nel fango la parola d’onore del nostro paese, complica la vicenda giudiziaria invece di risolverla e porta l’Italia ad una innecessaria rottura – non solo diplomatica – con un partner economico di estremo interesse. Tutto per un accesso di maldigerito suprematismo. Un po’ come, si passi l’espressione volgaruccia, tagliarsi le palle per far dispetto alla moglie. A parte l’indignazione che provoca vedersi rappresentati da un governo spergiuro e fedifrago – e spero che le autorità indiane prendano nota di quanti italiani disprezzano il governo Monti e questo suo atto in particolare – chi non deve essere molto contento è il gruppo di imprese nostrane presenti in India: sono più di 400, fra cui Fiat, Eni, Pirelli, Piaggio, Italcementi, Techint, Tecnimont, Generali e molte altre.

Lo sdegno del governo indiano è più che giustificato e la proibizione di lasciare il paese (fino al 14 marzo) rivolta all’ambasciatore Mancini dal Tribunale Supremo appare perfettamente legittima, visto che era il garante del ritorno dei marò e potrebbe essere accusato, oltre che di “oltraggio alla corte”, di complicità nell’evasione di due detenuti.

Mentre la destra viscerale, attraverso media come Il Giornale, affila le spade e fa titoli bellicosi – “L’India ci dichiara guerra”,“Questo è un atto terroristico” – affiorano da tutte le parti i segni del furbettismo italico intrecciato a un nazionalismo da paccottiglia, come quello che ha fatto ricevere i marò dalle massime autorità italiane, e perfino al Quirinale, e li ha visti trattare come veri e propri eroi. Orbene, si può girare la questione quanto si vuole, restano sempre due imputati di omicidio in fuga dalla giustizia.

La Enrica Lexie

Ma ripassiamo i fatti. E’ il 15 febbraio dell’anno scorso. La ‘Enrica Lexie’, una petroliera di 58mila tonnellate che batte bandiera italiana, proprietà della società armatrice F.lli D’Amato, in rotta fra Singapore e l’Egitto naviga al largo della costa del Kerala, nell’India sudoccidentale. A bordo della nave c’è un equipaggio di 34 uomini, fra cui sei fucilieri della marina militare italiana, scorta armata contro possibili assalti dei pirati, una minaccia frequente nel Mar Arabico e nel Golfo di Aden. Anche se manca qualche giorno di navigazione per costeggiare la Somalia, vero punto rovente della traversata, i due marò di turno, Latorre e Girone, sono nervosi e vigilanti.

Il peschereccio ‘Saint Antony’, con 11 pescatori a bordo, è salpato all’alba dal porto di Neendakara per pescare tonni. Nel primo pomeriggio, la controra, mentre quasi tutto l’equipaggio fa la siesta, Valentine Jelestine (45 anni) e Ajesh Binki (25 anni) stanno al timone e conversano. Quando si accorgono che la petroliera è in rotta di collisione con il ‘St. Antony’, rallentano i motori del peschereccio per lasciarla passare. Sulla ‘Enrica Lexie’, intanto, al vedere nel radar un’imbarcazione che si avvicina, è già scattato l’allarme: il comandante si è rinchiuso con l’equipaggio in una parte inaccessibile della nave e lascia ai due fucilieri il compito di affrontare la “minaccia” che si avvicina.

Quando il peschereccio, ignaro e disarmato, arriva a un centinaio di metri dalla nave, i due marò, in preda a un chiaro attacco di paranoia e sicuri che si tratti di un tentativo di arrembaggio dei pirati, azionano i loro fucili d’assalto. Dei quindici colpi che raggiungono il peschereccio, due sono mortali per Valentine e Ajesh. Quando un terzo pescatore, svegliato dagli spari, si accorge che Valentine butta sangue dalla bocca, afferra istintivamente il timone e inverte la rotta, allontanandosi dalla petroliera.

Pescatori del Kerala
Su questo lamentevole incidente, costato la vita a due innocenti pescatori, ma ancora superabile se affrontato con la dovuta buona fede e con l’assunzione delle proprie responsabilità, comincia a ingarbugliarsi la matassa della negazione vigliacca e del furbettismo di berlusconiana scuola.

Per cominciare, il comandante della ‘Enrica Lexie’, capitano Umberto Vitelli, resosi conto dell’accaduto, si allontana tangenzialmente dal luogo del duplice omicidio senza avvisare nessuno, come un classico pirata della strada. Sarà solo tre ore più tardi, a 40 miglia di distanza, che tre motovedette e un aereo della marina indiana intimano alla petroliera di fare scalo nel porto di Kochi per accertamenti. Quella stessa sera comincia una vicenda giudiziaria che è ancora lontana dalla sua conclusione. (Per chi volesse seguirla in dettaglio dall’inizio: http://en.wikipedia.org/wiki/2012_Italian_shooting_in_the_Arabian_Sea

Un primo tentativo italiano di far passare l’incidente per la risposta a un attacco dei pirati naufraga contro l’evidenza: sul peschereccio non c’è neanche l’ombra di un’arma, sullo scafo della ‘Enrica Lexie’ nessun foro di proiettile, mentre dai due fucili dei marò, che vengono subito arrestati, sono partiti inequivocabilmente i colpi (5.56mm NATO) che hanno ucciso i due pescatori.


Il secondo tentativo è quello di negare la giurisdizione indiana, reclamando che l’incidente è avvenuto in acque internazionali. Cosa non vera, visto che secondo il diritto marittimo internazionale, alle 12 miglia nautiche dalla costa, che è l’estensione media delle acque territoriali, vanno aggiunte altre 12 miglia di “zona contigua” su cui lo stato costiero conserva sovranità e giurisdizione. Visto che il punto di incontro delle due imbarcazioni è stato rilevato a 20,5 miglia dalla costa del Kerala e che le due vittime erano cittadini indiani, la giurisdizione dell’India in questo caso è indiscutibile. E la ricerca di un arbitrato internazionale, che è l’attuale posizione italiana, non ha ragion d’essere.

Va detto che l’atteggiamento delle autorità indiane, in tutto quest’anno, è stato esemplare: fermo ma non rigido. Ai reclami italiani di sottrarre il processo al tribunale del Kerala, dove il duplice omicidio ha provocato un forte risentimento, il governo indiano ha risposto assegnando il caso alla Corte Suprema di New Delhi, per una maggiore garanzia di imparzialità.

Nel loro anno di detenzione i due marò hanno ricevuto un trattamento di favore: hanno passato pochissimo tempo in una prigione – e, anche lì, separati dai detenuti comuni, con diritto a un’ora di visita giornaliera e cibo italiano – e il resto del tempo in guest houses con obbligo di firma o addirittura nell’ambasciata italiana. Se si aggiungono le due licenze concesse dal supremo tribunale indiano, si vede che non sono poi stati trattati così male.

E’ da parte italiana, invece, che le cose puzzano (“C’è del marcio in Montimarca”). Perché si è pompato per mesi su questa vicenda, che ha visto uniti come un sol uomo Monti Terzi Di Paola e Napolitano, presentandola come la liberazione dei “nostri ragazzi” dalle grinfie di un’oscura ingiustizia, quando si tratta semplicemente di due omicidi in divisa, due fucilieri dal grilletto facile? Perché si è ricorso allo stratagemma di far votare i due marò in Italia, approfittando dell’ingenuità e della buona fede degli indiani, quando potevano benissimo votare per corrispondenza come hanno fatto tutti gli italiani all’estero? Perché, venendo a un tema più generale, dei militari italiani devono fare da scorta – il termine tecnico è “nucleo di protezione” – a mercantili privati, riducendosi al ruolo di portavalori pagati con i soldi dei contribuenti? Gli armatori e i petrolieri non possono permettersi delle guardie private? E’ per assicurare loro immunità che Monti ha chiesto recentemente all’Onu di considerare i militari di scorta alle navi come dei caschi blu in missione di pace?

In questa vicenda il governo italiano ha giocato sporco ed è molto dubbio che ne esca vincente. A meno che non consideri un successo il risveglio delle masse acefale e abbrutite che la destra cavernicola sta già lanciando contro le rappresentanze indiane. E come giudicare, se non come una provocazione studiata, il gesto di mettere la bandiera della Marina militare sulle Ferrari al Grand Prix di formula1 che si è corso in India in ottobre? Il ministro degli esteri Terzi, in quell’occasione, dichiarò: “La bandiera della Marina mostra l’appoggio di tutto il paese ai nostri marinai”. E ora? “Tutto il paese” dovrà anche appoggiarne la proditoria evasione e la mancanza di parola?

Ambasciata d’Italia a New Delhi
Tra l’altro, un effetto secondario per noi ma primario per l’India è che quest’ultima “trovata” italiana sta creando grandi difficoltà a Sonia Gandhi, leader del Congress Party, e destabilizzando il governo di Manmohan Singh.

A parte la figura da peracottari che questa storia ci sta facendo fare a livello internazionale – non bastavano le erezioni del Cavalier Banana! – tanto che l’Unione Europea ha rifiutato di prendere partito nella controversia, a parte il danno che ne subirà l’economia italiana, a parte l’indignazione per avere rappresentanti così spocchiosi e imbecilli da suonare la trombetta del suprematismo, la cosa che più fa cascare le braccia è che il caso sarebbe di facilissima soluzione e si potrebbe evitare lo scontro con la potenza amica, se solo ci fosse la volontà. Basterebbe semplicemente che i due marò tornassero in India prima del 22 marzo, si dichiarassero soggetti al giudizio della Corte Suprema e invocassero la non intenzionalità del duplice omicidio, per ottenere una sentenza lieve – anche con l’aiuto di una diplomazia effettiva, e non quella delle cannoniere – e per veder tornare a casa i due italian marines, come li chiama la stampa indiana, questa volta sì come veri eroi, perché si sono assunte le proprie responsabilità.


di gianni
pubblicato il 16 marzo 2013
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in varie 14 Commenti a “La diplomazia dei fucilieri”
1.Pierluigi Scrive:
16 marzo 2013 alle 19:19
Gianni anzi no, scusi gianni,
interessante il suo articolo pieno di particolari inediti ai più forse anche perché, più che fatti, sono opinioni.
Opinioni anche condivisibili se non fossero espresse in un modo talmente fazioso e con tanta acredine da farne dubitare fortemente.
Ed è questa sua acredine, più vicina alla violenza verbale che alla volontà di fare chiarezza che, fa paura!
Fa paura perchè indica una cultura di violenza e di ideologica cecità che non le permette di avere un giudizio obiettivo sulla triste vicenda che ha visto due innocenti perdere la vita.
Per questo la ringrazio per il suo scritto perchè ci conferma il perché politicamente vi siete estinti e siete scomparsi dalla scena democratica.
Grazie
Pieluiigi

2.Claudio Scrive:
17 marzo 2013 alle 02:53
Caro sig. Pierluigi,
tralasciamo ogni implicazione diplomatica, perché è poca cosa di fronte alla vita umana. Di fronte a ogni vita umana. Come Lei giustamente dice, è una triste vicenda. Due innocenti perdono la vita. I due innocenti erano cittadini indiani. E fin qui ci siamo. Ma non la perdono per la violenza verbale e la cecità ideologica di Gianni, bensì perché due marò italiani, -ossia due soldati del Reggimento “San Marco”-, gli sparano addosso da una nave mercantile. Pure questo è un fatto accertato e accettato, anche dalle autorità italiane.
Voglia adesso, caro Sig. Pierluigi essere così cortese da spiegarmi per quale ragione i nostri soldati si trovavano a bordo di una nave mercantile. In crociera di piacere? O forse tutte le navi mercantili italiane hanno il diritto d’imbarcare soldati dell’esercito italiano per la propria difesa? La nave si trovava nella giurisdizione territoriale indiana. Anche questo è accertato ma non accettato dalle autorità italiane. E seppure si fosse trovata fuori dalla giurisdizione territoriale indiana, due innocenti sono comunque morti per mano di soldati italiani. Basta qualche miglio di mare per redimere gli assassini? Oppure lei, caro Sig. Pierluigi, pensa che gli innocenti siano morti per un destino cinico e baro e che i nostri marò siano eroi degni di onori militari?

3.alex1 Scrive:
17 marzo 2013 alle 02:54
Pierluigi scusa, anzi no “Pierluigi”.
Offendere chi ha portato degli elementi oggettivi che nessuno o quasi ha portato mi sembra scorretto ed anche un po’ vigliacco l’azione di definirle solo “opinioni”. E’ vero o no, fra l’altro, che ne’ la Marina militare, ne’ il governo ha fornito una versione dei fatti, salvo disquisire sulle “acque internazionali”? Cosi’ Gianni sarebbe portatore di violenza, perche’ si mette nei panni di due poveri pescatori che stavano guadagnandosi da vivere, e non parliamo degli stipendi dei nostri eroi in missione, peraltro a difesa di interessi privati, ma pagati dallo Stato. Non la violenza che le famiglie di quei due poveri cristi hanno subito due volte, (e non mi venire a tirare fuori la storia del risarcimento, perche’ non sono animali), oltre alla beffa di chi si arroga il diritto dell’impunita’, dopo aver imbrogliato le autorita’ indiane che, bisogna dirlo, hanno fatto di tutto per trovare una soluzione onorevole ed evitare che i due pistoleri in questione fossero vittime di una affretta sentenza dettata dal pur comprensibile risentimento. Cosa diresti se quei due pescatori fossero tuoi familiari, ed i soldati fossero indiani a scorta di qualche ricco maraja’? Se far parte della scena democratica vuol dire tifare per i militari italiani a prescindere contro altre persone non italiane e quindi, almeno per molti come te “razze inferiori” io personalmente preferisco non farne parte.
Capisco che dei pescatori indiani non te ne puo’ fregare di meno, ma almeno dirlo e non prendersela con il redattore.

4.Antonio Scrive:
18 marzo 2013 alle 09:28
L’articolo del signor Proiettis contiene, a mio avviso,alcune riflessioni condivisibili ed altre un pò meno. Sono d’accordo sul fatto che la parola data, soprattutto tra Stati, ha un peso politico e di immagine tale da non poter essere poi rinnegata come, in modo davvero deludente, ha fatto poi il governo. Concordo anche sul fatto che le autorità indiane sono state piuttosto elastiche, senza però dimenticare il trucchetto del “richiamo in porto” della nave, che non è stata inseguita da unità navali ed aerei indiani. Tuttavia credo vada tracciata una linea tra il comportamento dei due marò e quello delle autorità italiane. Non so se sono stati loro a sparare al pescherecchio uccidendo i due uomini e, dato che vedo molta sicurezza in chi li accusa, mi chiedo dove abbiano preso le prove, che ancora nessuno ha esibito in un dibattimento e che, se la memoria non mi inganna, sono state ottenute senza che all’esame autoptico e balistico fosse ammessa la partecipazione di esperti inviati da Roma, cosa che mi sembra scontata e che fa parte del diritto alla difesa. E’ questo il motivo per cui, sinora, non è ancora possibile effettuare una ricostruzione “di parte” italiana. Inoltre credo che l’India abbia commesso un errore quando, per fugare ogni sospetto, avrebbe potuto chiedere la presenza di osservatori internazionali durante gli esami dei corpi e delle armi sequestrate, in modo da escludere ogni dubbio sulla loro validità. Credo che questo sia un diritto di ogni imputato e vale, naturalmente, anche per i nostri uomini, indipendentemente dalla loro presunta o reale colpevolezza. Secondo alcuni articoli apparsi sulla stampa nazionale ed internazionale i calibri delle armi non corrispondono, mentre rimane tuttora aperta la questione sulla giurisdizione in relazione alla posizione della nave. Vorrei poi far notare, a chi accusa l’Italia di aver sottratto i suoi due “pistoleri” alla giustizia che l’India ha fatto esattamente la stessa cosa con i suoi militari (caschi blu) accusati di strupri durante la missione ONU in Ruanda, riportandoli a casa e giudicandoli lei. L’India è un ghrande paese ed un grande partner commerciale per noi ma questo non significa che, se innocenti (per ipotesi) dobbiamo accettare la colpevolezza. Sicuramente il trattamento riservato ai nostri militari è stato assolutamente corretto, visto che non sono stati messi in una prigione nè privati di un trattamento dignitoso. Quanto alla paga dei marò va sottolineato che si tratta di missioni di protezione dalla pirateria autorizzate dall’ONU e che è assolutamente normale portare a bordo soldati (lo fanno molti paesi) che sono pagati non dal contribuente ma dall’armatore della nave, ed i soldi finiscono nelle casse dello Stato sulla base di un tariffario stabilito. Va poi specificato che i veri pirati non compiono attacchi sventolando la bandiera con il teschio, bansì facendosi passare, sino a pochi metri dalla nave, per pescatori proprio allo scopo di sfruttare le regole di ingaggio, che prevedono una serie di passi prima dell’apertura del fuoco diretto (colpi in aria, in mare e solo dopo apertura del fuoco mirato), passi che comportano tempo e permettono loro di avvicinarsi ed abbordare le imbarcazioni.Pertanto chi pensa che non sia possibile confondere gli uni con gli altri amio avviso sbaglia.
Quindi non si tratta di tifare per gli italiani a scapito della pelle di altri (le considerazioni sulle razze lasciamole stare, per favore) ma di tifare per un rapido accertamento dei fatti, possibilmente con prove non ottenute solo tramite esami condotti senza la presenza delle parti.
Quanto all’atteggiamento del nostro governo sono del tutto d’accordo sul fatto che ha perso quel poco di credibilità che aveva ma, d’altra parte, ritengo che il Presidente Monti si sia circondato solo di burocrati di stato privi di reali capacità ma ricchi di spocchia.

5.alex1 Scrive:
18 marzo 2013 alle 15:24
Per Antonio: hai portato molti elementi sul problema su cui riflettere, ma ci sono due fattori su cui hai un po’ sorvolato. Il primo e’ che nessuno del governo o della marina militare ha dichiarato l’estraneita’ dei due maro’ ai fatti. Cioe’ nessuno ha detto “non hanno sparato” e tanto meno fornito una versione alternativa. Siccome e’ da escludere che i due poveri pescatori si siano suicidati mi fa pensare che i due maro’, (fra l’altro c’e’ n’erano sei a bordo, perche hanno scelto solo quei due da arrestare?) siano coinvolti. Bene ha fatto la marina indiana a richiamare la nave nel porto, sarebbe stato molto piu’ difficile ricostruire l’episodio dopo. Il secondo e’ il considerare normale il fatto che una nave commerciale porti a bordo soldati di un paese pronti a far fuoco con l’infida illazione che in fondo sotto le mentite spoglie quei pescatori fossero pirati. Quindi nel dubbio e’ normale che gli si spari addosso. Cosi’ da avere poi la necessaria copertura dello Stato (chi ha pagato la cauzione, tanto per sapere? chi si e’ esposto?)Tanto come vedi da molti commenti sui quotidiani, la gente tira fuori una serie di argomentazioni che se non sono razziste, poggiano sul senso comune della superiorita’ del nostro paese nei confronti dell’India, per cui non ci si dovrebbe preoccupare di due pescatori.
Cosi e’, anche se non mi piace.

6.Stefano Scrive:
18 marzo 2013 alle 15:38
Ci sono molte contraddizioni tra di voi, il sig. Alex dice che lo Stato protegge interessi privati imbarcando i soldati sulle navi, il sig. Gianni lamenta che il non rientro in India dei nostri marinai sarà causa di problemi economici ad aziende “fra cui Fiat, Eni, Pirelli, Piaggio, Italcementi, Techint, Tecnimont, Generali e molte altre” ………… scusate ma c’è qualcosa che non mi torna allora perchè non capisco se dobbiamo proteggere o meno gli interessi delle aziende Italiane che offrono lavoro a tante persone.
Il sig. Gianni afferma “i due marò di turno, Latorre e Girone, sono nervosi e vigilanti.” e continua “i due marò, in preda a un chiaro attacco di paranoia e sicuri che si tratti di un tentativo di arrembaggio dei pirati, azionano i loro fucili d’assalto”, mi scusi ma lei era insieme ai due marò sulla nave, io no? Ma allora perchè non ha contribuito con la sua testimonianza a chiarire i tanti dubbi sulla questione ai tribunali indiani? Forse oggi con la sua testimonianza chiara e super partes avremmo già chiuso la questione.
Sig. Alex è corretto pensare alle famiglie dei due poveri pescatori morti, ma è anche giusto e doveroso pensare alle famiglie dei due nostri soldati suoi connazionali, ma forse siccome sono soldati lei non li considera italiani come lei? Oppure li considera italiani solo quando aiutano il paese in occasione di calamità naturali di giorno e di notte? Vorrei portare alla sua attenzione il fatto che non sono dei mercenari che decidono di andare sulle navi da soli ma vengono mandati li dal governo, che è lo stesso per loro come per me e per lei.
I soldati sono imbarcati sulle navi perchè la NATO e la UE hanno autorizzato questa attività di protezione degli interessi europei, e l’India non solo ne è al corrente ma non ha mai opposto resistenza a questa cosa. Il golfo di Aden e dintorni sono zone ad alto rischio ed è giusto che i militari intervengano, regolamentati, a protezione dei nostri interessi. I “pirati” con le loro azioni collezionano soldi per acquistare armi e droghe che poi vengono utilizzate le prime per azioni militari e le seconde per essere spedite nei nostri paesi e fare ancora altri soldi ed alimentare così un circolo vizioso che va fermato. E come va fermato: con i militari. Ma loro sono uomini come noi con pregi e difetti ma al primo “errore” (se poi di errore trattasi) vengono massacrati dai media come dei pazzi assassini instabili mentalmente, mentre noi c’è ne stiamo comodamente seduti in poltrona e vedere domenica in e sanremo accettando di avere al governo delle persone inqualificabili ma che non vengono trattate come invece dovremmo. Questi uomini e donne che sono in giro per il mondo non sono li “In crociera di piacere” ma perchè li mandiamo noi, noi stessi che guardiamo la sera domenica in e sanremo perchè proteggono in nostri interessi, dalla benzina che ci manda il sabato pomeriggio come dei poveri zombi nei centri commerciali ai cellulari, che vengono fabbricati con materiale imbarcati sui mercantili e, dei quali ormai sembra non se ne possa più fare a meno.
Il problema siano noi e solamente noi, quando faremo pace con i nostri cervelli e i nostri piccoli e meschini interessi anche la nostra Italia cambierà e vedremo anche la storia dei due marò in maniera differente.
Io personalmente sono contento di sapere che c’è gente come i nostri soldati o i nostri tanti lavoratori delle nostre aziende all’estero che chi in un modo chi un altro cercano di proteggere il nostro benessere.
I giornalisti strapagati e con mille agevolazioni, a differenza dei nostri militari, prima di sparare a zero per motivi biecamente politici di parte dovrebbero informarsi sulle vicende e non scrivere solo per partito preso. Egregio sig. Gianni, per me, questa non è informazione è solo un pensiero come lo può essere il mio, ma io non mi fregio del titolo altisonante di giornalista ne scrivo sul blog di un quotidiano nazionale.
Cordiali saluti a tutti.

7.alex1 Scrive:
19 marzo 2013 alle 02:56
Caro Stefano: Ti faccio presente che l’India non fa parte ne’ della Nato ne’ della UE e che il fare parte di queste due organizzazioni non significa diritto all’impunita’. Ma questo e’ solo un dettaglio. Inoltre trovo del tutto improprio mettere sullo stesso piano le vittime con i colpevoli (quale che sia il livello della colpa). I pescatori erano sulla loro nave a lavorare, disarmati e sono morti non per una calamita’ naturale. I “nostri” soldati erano armati ed hanno aperto il fuoco su di loro. Nessuno lo ha mai negato. Tu definisci “nostri” i soldati che vanno a difendere interessi privati, (in fondo la benzina la paghiamo ai petrolieri e a chi trasporta il petrolio) ma immagino che non saresti cosi’ affettuoso nei confronti degli impiegati pubblici considerati troppo spesso mangiastipendi a tradimento, anche se sono laureati ed hanno fatto concorsi con graduatorie ferme per anni. Anch’essi, nel bene e nel male rappresentano la collettivita’. Di loro si parla solo in male. Non mi e’ piaciuto la tua sparata sui giornalisti.Non sono giornalista, ma ti assicuro che molti giornalisti lavorano fino a tarda sera e neanche se lo sognano uno stipendio simile a quello dei militari in missione. I quali, vestendo una divisa, devono assumersi le responsabilita’ anche dei loro errori. Se fossero contractors non coinvolgerebbero direttamente le istituzioni. Lo stipendio dei militari in missione (che poi quella non era nemmeno una missione militare, ma altro) e’ alto, i rischi possono essere alti, ma questo non significa diritto all’impunita’. D’altra parte anche un medico puo’ sbagliare,ma dobbiamo dire che bisogna lasciare perdere e ignorare le sue colpe, perche’ difenda la nostra salute?

8.Antonio Scrive:
19 marzo 2013 alle 14:33
Per Alex1
forse, per contenere la lunghezza del mio intervento, ho omesso due particolari importanti, a quanto vedo. Il primo è che l’Italia non nega che essi abbiano sparato, ma sostiene che i colpi piovuti su quei disgraziati del pescherecchio non provengano, per una questione di calibro, dalle armi dei marò, che hanno fatto fuoco per allontanare un’imbarcazione ma, come previsto dalle ROE, solo in acqua davanti al natante. Inoltre sono stati arrestati solo loro due perchè i 360° dell’orizzonte visivo vengono suddivisi tra tre sezioni di fuoco, ciascuna delle quali copre un arco di circa 120° (prua e babordo, prua e tribordo, poppa e sezione poppiera della nave). Ora, al momento dell’incidente erano presenti in zona diverse imbarcazioni (vado a memoria, quattro) e solo la Lexie ha risposto positivamente all’appello delle autorità portuali indiane che chiedeva di rientrare al porto di Kochi per il riconoscimento dei pirati, che venivano dati per catturati. Ora, il fatto che le missioni antipirateria siano autorizzate dall’ONU e dalla Comunità Europea e che molti paesi si servano di militari dello stato di cui la nave batte bandiera serve proprio ad evitare gli abusi che possono commettere i contractors, che non rispondendo ad alcuna autorità se non la loro hanno, spesso, il grilletto facile e stabiliscono singolarmente le ROE, a differenza dei militari. Questo non vuol dire che i nostri marò sono “a prescindere” innocenti, ma neanche colpevoli come qualcuno li dipinge senza uno straccio di dibattimento. La copertura dello Stato è importante anche e soprattutto per i casi di errore; sò che parlare di denaro di fronte alle vittime è sempre difficile, ma proprio perchè sono agenti di uno Stato e non di una Srl gli errori (se di errore si tratta) dei marò vengono imputati all’entità statale che rappresentano e questo permette,com’è avvenuto, di indennizzare i parenti. Che, sia beninteso, non riavranno i loro cari ma almeno non si troveranno a fare la fame per aver perduto la loro spesso unica fonte di reddito, ovvero un uomo che lavorava. Mi permetto poi di precisarte una cosa sullo stipendio dei militari che vanno in missione; se si guarda quello che avviene nei diversi paesi esistono due modi di remunerare questi impegni che escono, di fatto, dal normale profilo di impiego che, per i nostri militari, prevede soprattutto la difesa della nazione. Alcuni paesi pagano stipendi più alti rispetto a qualli percepiti dai nostri militari, ma quando li mandano all’estero o in missioni simili a quella dei marò non aggiungono nulla al trattamento economico “base”. In sostanza il discorso è: ti pago bene quindi il rischio, anche di lasciarci la pelle, è già monetizzato. Altri, tra i quali l’Italia, preferiscono mantenere le paghe base più basse e poi, solo per chi va in missione fuori dai confini nazionali, pagano delle diarie di missione quotidiane elevate per “coprire” il rischio vita di chi è impiegato. Non credo che esista un sistema perfetto, tutto sta a quello che si vuole ottenere. Va detto, e questo l’articolo non lo specifica, che giornalmente giungono nei nostri porti decine di navi che fruiscono delle coperture offerte dalla Marina Militare e che, senza, non potrebbero navigare in certe aree portando merci di cui tutti si servono, senza sapere quello che avvine nel “backstage”. Ora, il concetto è che uno Stato degno di questo nome non può, comprensibilmente, nè abbandonare alla loro sorte i suoi militari (anche se avessero commesso per errore l’omicidio di cui sono accusati, perchè chi accetterebbe poi di servirlo per essere mollato alla prima folata di vento contrario?), nè giustificarli a priori in barba alle leggi e convenzioni internazionali. Come si vede, nessuna impunità ma neanche giustizia sommaria perchè militari di un paese a mentalità “colonialista”, come ha scritto tempo fa la signora Sgrena. L’errore è stato, a mio avviso, quello di dare la parola e poi tradirla, perchè questo ha, comprensibilmente, offeso la Corte di Giustizia indiana. Pacta servanda sunt, ad ogni latitudine. Adesso siamo scivolati dalla parte del torto e non sarà facile uscirne, anche in vista del possibile cambio di Governo.
saluti

9.Gianluca Scrive:
19 marzo 2013 alle 20:55
Concordo pienamente con Antonio aggiungendo (visto che é oggetto di discussione) che il calibro NATO oltre al 5,56 é anche il 7,62×51 che é meno recente ma più diffuso (la versione civile é il 308 Winchester)ed é quest’ultimo che pare sia quello rilevato sulla barca dei pescatori. Calibro NATO quindi ma incompatibile con le armi dei nostri marò (fucilieri di marina o marines piaccia o no questa dicitura usata da più di un secolo). L’indennizzo alle famiglie è stato pari al valore dell’imbarcazione sul mercato indiano per ciascuna delle famiglie (circa 120.000 euro) senza ledere i diritti all’azione penale. La cauzione ha superato gli 800.000 euro. Non ultimo, lo dico perché a volte sembra che il garantismo sia a senso unico, l’Italia non ha MAI estradato cittadini stranieri verso i Paesi di appartenenza qualora gli stessi prevedessero la pena di morte come conseguenza degli atti per i quali erano stati incriminati tali soggetti.Lo dovrebbe fare per due italiani?

10.alex1 Scrive:
19 marzo 2013 alle 22:14
Per Gianluca: Non lede i diritti all’azione penale, ma poi fa sfuggire gli imputati tradendo pure quegli accordi presi ad alto livello. Cosa aquallida che mette a rischio altri italiani, che non hanno mai rubato o sparato un colpo, per non parlare di italiani detenuti all’estero che probabilmente mai vedranno generose licenze o sconti di pena. Quello che insisto ad affermare, perche’ queste compagnie private non assumono contractors? almeno lo Stato ne starebbe fuori. Cosi’ invece risulta esposto per difendere interessi privati (non mi si venga ad argomentare che l’armatore da lavoro per favore…). A chi chiedera’ la cauzione indietro? ai maro’? oppure all’armatore? Cosi’ invece per atto spergiuro e traditore ne va di mezzo anche l’onorabilita’ degli italiani. Un’ultima osservazione. La vita di un pescatore indiano vale quanto una barca da pesca…accetteresti che per un pescatore italiano o di qualunque altra nazionalita’ si usasse lo stesso metro?

11.Robertobenfatto Scrive:
21 marzo 2013 alle 10:05
Pur di lisciare il pelo a qualche pacifista lei si dimentica un paio di trattati internazionali violati dall’india

12.Gianluca Scrive:
21 marzo 2013 alle 19:50
La pessima abitudine di utilizzare il sarcasmo deriva da Marx che era un grande filosofo pensatore al quale m’inchino ma non faceva ridere per niente quando credeva di épater les bourgeois.Non ho mai paragonato la vita ad un bene materiale lei é poco spiritoso o in malafede. L’indennizzo un uso giuridico presso moltissimi popoli che sanano così anche l’omicidio(lo scelgono loro nella loro tradizione s’informi)ripeto non ha leso il diritto all’azione penale che come vede é stata esercitata ai massimi livelli sia locali (Kerala) che nazionali. I contractors non sono ammessi in Italia neppure dalla più recente normativa che si riferisce ai militari. Noi seguiamo le direttive ONU che hanno messo al bando i mercenari gli USA no. Intende difendere gli americani e le milizie private?

13.Antonio Scrive:
22 marzo 2013 alle 10:16
Spesso la realtà supera anche le più sfrenate fantasie. Obbedendo ad un ordine, come si sa, i due marò sono tornati in India. Non mi interessa entrare nelle polemiche che ne sono scaturite, ognuno è libero di pensarla come meglio crede. Il punto è un altro e non secondario. Avevo già detto (e scritto)che la parola data si rispetta (intendevo quella data dal Governo) anche se i continui “delfinamenti” del nostro Governo e della nostra diplomazia hanno reso davvero poco linda l’immagine del nostro paese. Mi interessa, invece, lanciare una sorta di “sfida” (tranquillo, senza armi) al signor Proiettis; vorrei, dato che adesso i due militari si sottoporranno al giudizio della Corte Suprema e/o del Tribunale Speciale da essa richiesto, come da lui auspicato quale migliore soluzione per la chiusura della vicenda, verificare se sarà così attento, inflessibile e preciso nel pretendere che la giustizia indiana garantisca, come si fa per ogni imputato, anche ai nostri “assassini in divisa”, dai cui fucili sono “inequivocabilmente partiti i colpi che hanno ucciso i pescatori”, gli stessi diritti che spettano ad ogni individuo (proprio in quanto tale), prescindendo dalla gravità del reato commesso. Prendo atto della sua sicurezza nel muovere accuse (evidentemente ha informazioni non note a noi lettori) ma, credo, sia nell’interesse della Giustizia (quella con la maiuscola) che durante il procedimento vengano esisbite prove incontrovertibili sulla loro colpevolezza, come qualsiasi diritto processuale (sia indiano che italiano) richiede. E’ assolutamente lecito disprezzare dei militari in quanto rappresentanti di interessi e valori cche non si condividono, ma non altrettanto si può fare con il diritto.C’è un perimetro di regole civili e di diritto naturale che non può essere eluso, anche se si tratta, come lei sostiene, di assassini. E, nel caso (remoto) ma non impossibile che vengano condannati senza prove “provate”, solo per “tacitare” la piazza e depotenziare la vicenda (in attesa di trasferirli in Italia per scontare la pena), sono curioso di vedere se si alzerà la sua voce per pretendere, per loro come per tutti, il rispetto dei diritti alla difesa e ad un giusto processo. Ci sono già state delle vittime innocenti.
saluti

14.alex1 Scrive:
23 marzo 2013 alle 05:40
So che il sarcarsmo puo’ fare male, ma serve a far riflettere. Avevo letto troppi commenti poco umani nei confronti dei pescatori indiani, per cui volevo rilevare che erano esseri umani (che inoltre non stavano facendo niente di male) e non animali o cose personali. Riguardo all’uso dei contractors mi riferivo solo a convogli commerciali o difesa di interessi privati, con nel caso della petroliera. Non ritengo che dei militari italiani professionisti che rappresentano sempre lo Stato debbano essere considerati alla stregua di portavalori. Mentre non troverei corretto imbarcare contractors sulle navi militari od utilizzarli nelle guerre per i “lavori sporchi”. Anche se succede in molte parti del mondo.

 

 

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